Storia e Archeologia

Itinerari storico-archeologici

tl_files/files/2016/area archeologica.jpg

Area Archeologica di Roselle La città di Roselle era situata su un’ altura da cui  si controllava l’attuale pianura di Grosseto, occupata anticamente da un ampia laguna salmastra, nota come Lago Prile (Prilius), talmente profonda da essere navigabile. I visitatori possono apprezzare l’evoluzione storica della città dagli inizi (VII secolo a.C.) fino al Medioevo. Del periodo etrusco sono la sua estesa e imponente cinta muraria, la necropoli con varie forme di sepoltura e i resti della città. Ad essa si sovrappose la città romana con il complesso monumentale di epoca imperiale (il Foro ed i suoi edifici, la Domus dei mosaici, con il sofisticato impianto termale, il ben conservato anfiteatro e le Terme) ed  alcune statue. Con la fine dell'Impero Romano, Roselle, già sede di una diocesi, nel V° secolo divenne il centro medievale più importante dell'area; la sua decadenza ed il suo abbandono fu poi graduale e parallelo all'emergere del nuovo centro di Grosseto, che ne ereditò la sede vescovile nel 1138. Molti dei reperti da Roselle sono esposti nel Museo Archeologico di Grosseto.
Capalbio Il paese presenta un assetto urbanistico tipico dell'era medioevale. Il primo documento che presenta il nome di Capalbio è, la bolla Leonino Carolingia con la quale Carlo Magno donava il Castello dell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Tuttavia alcuni studiosi sostengono che fosse già abitato fin dalla più remota antichità, a conferma di questa tesi ci sono dei ritrovamenti di tombe dell'età del bronzo e arcaiche. Intorno al '400 Capalbio viene conquistata dai Senesi, è da questo periodo che risalgono i cimeli più interessanti ed artistici del paese. Capalbio, poi, diventa territorio di briganti che spadroneggiavano nelle contrade del paese per poi rifugiarsi nelle macchie circostanti. Uno di questi fu Domenico Tiburzi che ha legato la sua storia e il suo nome a Capalbio e che fu seppellito nel cimitero del paese dove è tutt'oggi possibile visitare la lapide.
Il centro storico del paese è uno delle attrattive più suggestive della maremma, entrando dalla “Porta Senese” ci si presenta una serie di vie circondate dalle mura quattrocentesche e si ha la sensazione di vivere in un'altra epoca, una sorta di viaggio nel passato. Continuando la passeggiata nel centro storico, ci si imbatte ne “la Torre della Rocca degli Aldobrandeschi” dove sorge tra l'altro il Palazzo Collacchioni noto per contenere al suo interno un pianoforte settecentesco suonato da Puccini. Da non dimenticare la visita alla “Pieve di San Nicola” impreziosita dagli affreschi di artisti umbri e “l'Oratorio della Provvidenza” che conserva il prezioso affresco della “Madonna della Provvidenza”, realizzato in collaborazione tra il Perugino e il Pinturicchio.
Giardino dei Tarocchi
L'ideatrice fu una scultrice di origine Francese, Niki de Saint Phalle. Questo giardino per l'artista è il coronamento di un sogno; la molla che fece scattare l'impetuosa voglia di costruire il suo giardino esoterico, scatta quando conobbe il meraviglioso parco Guell dell'architetto Gaudì a Barcellona. Alcune opere sono state create da altri artisti, ad esempio le panche in ceramica, all'esterno del giardino, le sedie in ferro e ceramica dentro l'imperatrice e l'arredamento all'interno della biglietteria sono state fatte dall'artista Francese Pierre Merie Lejeune; gli affreschi all'interno del Mago sono del pittore Alan Davie mentre la scultura posta all'interno della Sacerdotessa è di Marina Karella, in fine la costruzione della biglietteria fu affidata all'architetto Mario Botta. Il Giardino .dei Tarocchi sono rappresentate le 22 carte .dei Tarocchi, in sculture alte  12/15 metri ricoperte di mosaici in specchio, vetro pregiato e ceramiche. Durante la nostra visita incontriamo: “Il Mago” con la sua mano ricoperta di piccole tessere di specchi, sotto “la sacerdotessa” con una bocca da cui fuoriesce una piccola cascata di acqua che scivola su dei gradini ricoperti di sfoglie di ceramica, finendo in una fontana dove al centro si muove la ruota della fortuna con i suoi getti d’acqua. Vicino troviamo la carta della forza, rappresentata da una figura femminile che, con un guinzaglio invisibile, predomina la forza brutale di un drago ricoperto di un manto di specchio verde. “il sole” a forma di uccello posato su un arco, “la morte,” che cavalca un cavallo con una falce nella mano, il diavolo, “il mondo,” “il folle,” “ il papa”. La carta dell’impiccato è posta all’interno dell’albero della vita, più avanti c’è “la giustizia,” una figura femminile con all’interno una macchina che rappresenta l’ingiustizia, bloccata da un cancello con un grosso lucchetto; “gli innamorati” rappresentata da Adamo ed Eva in un simpatico pik nik. “L’eremita,” “la torre, “l’imperatore,”che è rappresentato da un castello dove all’interno è sorretto da diverse colonne rivestite con mosaici in specchio e ceramiche. La carta “dell’imperatrice” è a forma di sfinge, dove all’interno c’è un gran salone, un bagno e una piccola stanza da letto. All’interno vi sono anche “il carro,” “la stella,” “il giudizio.” Infine “la luna” e “la temperanza”,quest’ultima posta sopra una chiesina internamente rivestita di specchio e un altarino con sopra una Madonna negra in ceramica. Il muro intorno al giardino, divide la realtà di tutti i giorni con la magia affascinante del Giardino dei Tarocchi dove si dissolve anche il concetto del tempo.
Giardino di Daniel Spoerri All'inizio degli anni '90 l'artista svizzero Daniel Spoerri ha cominciato ad installare un parco di sculture nella Toscana meridionale, circa 80km a sud di Siena. 1997 "Il Giardino di Daniel Spoerri" è stato aperto al pubblico, e ora può essere visitato da Pasqua fino ad ottobre. Attualmente ci sono 87 opere di 42 artisti diversi, da scoprire in un terreno di ca. 16 ettari. Nel 1997 "Il Giardino di Daniel Spoerri" e` stato riconosciuto e ufficialmente inaugurato come Fondazione dal ministero della cultura italiano. Il suo nome "Il Giardino" è una denominazione geografica. Nelle vecchie mappe lo si trova con il nome "Il Paradiso". Si potrebbe allora, con buona ragione, parlare di un "giardino del paradiso". Dal punto di vista ambientale questa zona della Toscana meridionale è più rigogliosa, più verde dei dintorni di Siena con i suoi cipressi solitari sulle colline. Le pendici del Mt.Amiata, la montagna più alta della Toscana, sono coperti di fitti boschi. Nei ristoranti della zona si mangiano funghi e cinghiale. Qui la Toscana è diversa da quella che tutti conoscono dalle fotografie dei calendari. In inverno cade la neve, e sull'Amiata si può sciare. Durante l'estate però, sopratutto in agosto, il caldo e la siccità si fanno sentire anche qui.
Parco Archeologico “città del tufo” Si trova all'interno di un paesaggio unico e suggestivo, caratterizzato dalla roccia vulcanica che da il nome al parco, incisa da profondi valloni, ricchi di vegetazione dai quali emergono rupi con forme di singolare bellezza. Le preime presenze nel luogo si hanno hai tempi della preistoria, con forme e architetture mediate e arricchite dal tufo. Il periodo storico di maggiore interesse è quello etrusco; vi sono infatti, nella zona di sovana, un coplesso monumentale di tombe rupestri risalenti al periodo di maggiore splendore di questa civiltà. Nella zona delle sepolture, sono presenti varie vie sotterranee scavate nel tufo che percorrono tutti i boschi della zona che rendona la visita ancora più suggestiva. Il borgo di Sovana e Pitigliano sono due paesi di notevole interesse che sorgono su  colline tufacee.
Pitigliano Il paese di Pitigliano si erge su un crinale di selvaggia bellezza, le case costruite sopra il tufo, rendono quasi superflua la cinta muraria anche se nn mancano le strutture militari, come il trecentesco palazzo “Orsini”. Il borgo è passato alla storia come la “Piccola Gerusalemme” grazie alla numerosa ed attivissima comunità giudaica che dal XV secolo vi si stabilì. È possibile visitare la Sinagoga e il Cimitero ebraico. Pitigliano è famoso inoltre per il suo “Bianco di Pitigliano” d.o.c., vino che nasce da vigne fertilizzate dal tufo vulcanico e humus vecchio di millenni.
Sovana Suggestivo borgo medioevale, Sovana è tutta compresa tra la rocca dell'XI secolo e il duomo, monumenti che testimoniano il potere politico degli Aldobrandeschi e quello spirituale della Chiesa. Il Duomo sorge sulla parte occidentale dello sperone di tufo che domina la valle della necropoli. Presenta vari stili: lombardo, romanico, gotico; ogniuno die quali risalenti a un diverso periodo di costruzione.
Sorano Sorano nasce su un'alta rocca ed è cinto da importanti mura. Sorano appartenne agli Aldobrandeschi e passo in seguito agli Orsini, che vi costruirono una bellissima fortezza.
Intorno al paese si estendono vigne, macchie, uliveti, campi di grano e allevamenti di pecore. Questa zona ha una grande vocazione agricola e offre prodotti tipici di alta qualità, specialmente nella produzione casearia.
Massa Marittima Città d'arte adagiata tra le Colline Metallifere, circondata dalla campagna maremmana e ricca di bellezze storiche, ambientali ed architettoniche ereditate da un florido passato. Capitale dell’antico regno dei metalli, Massa Metallorum, erta su di un poggio circondata da mura in cui si aprono porte dai nomi caratteristici. Dal borgo medievale, fino alla città nuova, si possono percorrere i vicoli antichi e ripidi che si intrecciano nel centro storico e salgono fino alla parte alta del borgo; qui è facile trovare angoli suggestivi e caratteristici e punti panoramici che si affacciano a valle fino al mare. Molti dei luoghi più significativi, sono racchiusi dalla piazza della città: la meravigliosa Cattedrale di San Cerbone, il Palazzo Comunale, le Fonti che cingono il famoso affresco dell’Abbondanza e il Palazzo del Podestà sede del museo archeologico.  Massa Marittima dette vita nel 1225 sotto il Vescovo-Principe Alberto, uno statuto il primo documento di legislazione mineraria del mondo. Ricca di ferro, rame e argento fu libero Comune coniando propria moneta. L’asimmetria della Piazza che si allarga dalla parte del Duomo, con la facciata che sormonta l’alta gradinata, conferisce al complesso un effetto di originalità scenica, effetto non causale, voluto per conferire alla Piazza ed ai suoi palazzi una prospettiva di fuga che attira l’occhio dell’osservatore, l’effetto è particolarmente accentuato nella concezione della gradinata i cui scalini vanno verso destra progressivamente restringendosi e facendosi più ripidi, fino ad annullarsi quasi in una scarpata. Oltre il Duomo, gioiello dell’architettura romanica pisana al cui interno sono contenute opere architettoniche  e pittoriche di grande valore, nella città nuova la chiesa di Sant’Agostino, edificio dei primi del trecento, dalla semplice facciata in travertino, ma con una preziosa abside poligonale. Dal borgo medievale, fino alla città nuova, si possono percorrere i vicoli antichi e ripidi che si intrecciano nel centro storico e salgono fino alla parte alta del borgo; qui è facile trovare angoli suggestivi e caratteristici e punti panoramici che si affacciano a valle fino al mare. Interessanti anche i molteplici laboratori artigianali della lavorazione delle pietre e delle ceramiche. La città è circondata dalla tipica vegetazione del luogo: dalla macchia fitta e bassa, ai cespugli di alloro e ginestra, fino ai fusti dei lecci e dei corbezzoli.
Vetulonia E’ un piccolo borgo medioevale nella valle del Fiume Bruna che dall’altura di un poggio domina la pianura grossetana. In età etrusca tale pianura era occupata dal Lago Prile, ampia laguna comunicante con il mare, che andò lentamente chiudendosi fino a trasformarsi, in età medievale, in un’ampia palude.La città ebbe intensi contatti con l'Etruria settentrionale, sia per motivi pratici di navigazione sia per il carattere minerario della ragione che controllava. Già nelle tombe più antiche si è notata la ricchezza incredibile dei corredi funerari, che rimarrà una costante delle necropoli di Vetulonia. Tra gli oggetti ritrovati spiccano vasi preziosi importati dall'Oriente, gioielli e raffinati prodotti di metallurgia locale. Agli inizi del VI secolo a.C. la rarefazione delle tombe ha fatto supporre l'inizio di una crisi del centro urbano. Forse Vetulonia perse in questo periodo il controllo delle Colline Metallifere, a favore dell'emergente Populonia, oppure dovette cominciare a misurarsi con Roselle, in posizione simmetrica sull'altra riva del Lago Prile. Le mura del IV secolo provano l'esistenza in questo periodo di un centro urbano non trascurabile. Più tardi, la conquista romana dei territori vicini sembra coincidere con una ripresa della città. A quest'epoca risale l'abitato localizzato su Poggiarello Renzetti. La città doveva avere una certa autonomia dal momento che conia per la prima volta monete. In seguito Vetulonia romana diventa un centro secondario.
Area archeologica di Roselle
La città di Roselle era situata su un’ altura da cui  si controllava l’attuale pianura di Grosseto, occupata anticamente da un ampia laguna salmastra, nota come Lago Prile (Prilius), talmente profonda da essere navigabile. I visitatori possono apprezzare l’evoluzione storica della città dagli inizi (VII secolo a.C.) fino al Medioevo. Del periodo etrusco sono la sua estesa e imponente cinta muraria, la necropoli con varie forme di sepoltura e i resti della città. Ad essa si sovrappose la città romana con il complesso monumentale di epoca imperiale (il Foro ed i suoi edifici, la Domus dei mosaici, con il sofisticato impianto termale, il ben conservato anfiteatro e le Terme) ed  alcune statue. Con la fine dell'Impero Romano, Roselle, già sede di una diocesi, nel V° secolo divenne il centro medievale più importante dell'area; la sua decadenza ed il suo abbandono fu poi graduale e parallelo all'emergere del nuovo centro di Grosseto, che ne ereditò la sede vescovile nel 1138. Molti dei reperti da Roselle sono esposti nel Museo Archeologico di Grosseto.

tl_files/files/2016/capalbio.jpg

Capalbio
Il paese presenta un assetto urbanistico tipico dell'era medioevale. Il primo documento che presenta il nome di Capalbio è, la bolla Leonino Carolingia con la quale Carlo Magno donava il Castello dell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Tuttavia alcuni studiosi sostengono che fosse già abitato fin dalla più remota antichità, a conferma di questa tesi ci sono dei ritrovamenti di tombe dell'età del bronzo e arcaiche. Intorno al '400 Capalbio viene conquistata dai Senesi, è da questo periodo che risalgono i cimeli più interessanti ed artistici del paese. Capalbio, poi, diventa territorio di briganti che spadroneggiavano nelle contrade del paese per poi rifugiarsi nelle macchie circostanti. Uno di questi fu Domenico Tiburzi che ha legato la sua storia e il suo nome a Capalbio e che fu seppellito nel cimitero del paese dove è tutt'oggi possibile visitare la lapide.Il centro storico del paese è uno delle attrattive più suggestive della maremma, entrando dalla “Porta Senese” ci si presenta una serie di vie circondate dalle mura quattrocentesche e si ha la sensazione di vivere in un'altra epoca, una sorta di viaggio nel passato. Continuando la passeggiata nel centro storico, ci si imbatte ne “la Torre della Rocca degli Aldobrandeschi” dove sorge tra l'altro il Palazzo Collacchioni noto per contenere al suo interno un pianoforte settecentesco suonato da Puccini. Da non dimenticare la visita alla “Pieve di San Nicola” impreziosita dagli affreschi di artisti umbri e “l'Oratorio della Provvidenza” che conserva il prezioso affresco della “Madonna della Provvidenza”, realizzato in collaborazione tra il Perugino e il Pinturicchio.

tl_files/files/2016/tarocchi.jpg

Giardino dei tarocchi
L'ideatrice fu una scultrice di origine Francese, Niki de Saint Phalle. Questo giardino per l'artista è il coronamento di un sogno; la molla che fece scattare l'impetuosa voglia di costruire il suo giardino esoterico, scatta quando conobbe il meraviglioso parco Guell dell'architetto Gaudì a Barcellona. Alcune opere sono state create da altri artisti, ad esempio le panche in ceramica, all'esterno del giardino, le sedie in ferro e ceramica dentro l'imperatrice e l'arredamento all'interno della biglietteria sono state fatte dall'artista Francese Pierre Merie Lejeune; gli affreschi all'interno del Mago sono del pittore Alan Davie mentre la scultura posta all'interno della Sacerdotessa è di Marina Karella, in fine la costruzione della biglietteria fu affidata all'architetto Mario Botta. Il Giardino dei Tarocchi sono rappresentate le 22 carte dei Tarocchi, in sculture alte  12/15 metri ricoperte di mosaici in specchio, vetro pregiato e ceramiche. Durante la nostra visita incontriamo: “Il Mago” con la sua mano ricoperta di piccole tessere di specchi, sotto “la sacerdotessa” con una bocca da cui fuoriesce una piccola cascata di acqua che scivola su dei gradini ricoperti di sfoglie di ceramica, finendo in una fontana dove al centro si muove la ruota della fortuna con i suoi getti d’acqua. Vicino troviamo la carta della forza, rappresentata da una figura femminile che, con un guinzaglio invisibile, predomina la forza brutale di un drago ricoperto di un manto di specchio verde. “il sole” a forma di uccello posato su un arco, “la morte,” che cavalca un cavallo con una falce nella mano, il diavolo, “il mondo,” “il folle,” “ il papa”. La carta dell’impiccato è posta all’interno dell’albero della vita, più avanti c’è “la giustizia,” una figura femminile con all’interno una macchina che rappresenta l’ingiustizia, bloccata da un cancello con un grosso lucchetto; “gli innamorati” rappresentata da Adamo ed Eva in un simpatico pik nik. “L’eremita,” “la torre, “l’imperatore,”che è rappresentato da un castello dove all’interno è sorretto da diverse colonne rivestite con mosaici in specchio e ceramiche. La carta “dell’imperatrice” è a forma di sfinge, dove all’interno c’è un gran salone, un bagno e una piccola stanza da letto. All’interno vi sono anche “il carro,” “la stella,” “il giudizio.” Infine “la luna” e “la temperanza”,quest’ultima posta sopra una chiesina internamente rivestita di specchio e un altarino con sopra una Madonna negra in ceramica. Il muro intorno al giardino, divide la realtà di tutti i giorni con la magia affascinante del Giardino dei Tarocchi dove si dissolve anche il concetto del tempo.

tl_files/files/2016/giardinodaniele.jpg

Giardino di Daniel Spoerri
All'inizio degli anni '90 l'artista svizzero Daniel Spoerri ha cominciato ad installare un parco di sculture nella Toscana meridionale, circa 80km a sud di Siena. 1997 "Il Giardino di Daniel Spoerri" è stato aperto al pubblico, e ora può essere visitato da Pasqua fino ad ottobre. Attualmente ci sono 87 opere di 42 artisti diversi, da scoprire in un terreno di ca. 16 ettari. Nel 1997 "Il Giardino di Daniel Spoerri" e` stato riconosciuto e ufficialmente inaugurato come Fondazione dal ministero della cultura italiano. Il suo nome "Il Giardino" è una denominazione geografica. Nelle vecchie mappe lo si trova con il nome "Il Paradiso". Si potrebbe allora, con buona ragione, parlare di un "giardino del paradiso". Dal punto di vista ambientale questa zona della Toscana meridionale è più rigogliosa, più verde dei dintorni di Siena con i suoi cipressi solitari sulle colline. Le pendici del Mt.Amiata, la montagna più alta della Toscana, sono coperti di fitti boschi. Nei ristoranti della zona si mangiano funghi e cinghiale. Qui la Toscana è diversa da quella che tutti conoscono dalle fotografie dei calendari. In inverno cade la neve, e sull'Amiata si può sciare. Durante l'estate però, sopratutto in agosto, il caldo e la siccità si fanno sentire anche qui.
tl_files/galleria/31. Tomba etrusca nel tufo.jpg

Parco archeologico "Città del tufo"
Si trova all'interno di un paesaggio unico e suggestivo, caratterizzato dalla roccia vulcanica che da il nome al parco, incisa da profondi valloni, ricchi di vegetazione dai quali emergono rupi con forme di singolare bellezza. Le preime presenze nel luogo si hanno hai tempi della preistoria, con forme e architetture mediate e arricchite dal tufo. Il periodo storico di maggiore interesse è quello etrusco; vi sono infatti, nella zona di sovana, un coplesso monumentale di tombe rupestri risalenti al periodo di maggiore splendore di questa civiltà. Nella zona delle sepolture, sono presenti varie vie sotterranee scavate nel tufo che percorrono tutti i boschi della zona che rendona la visita ancora più suggestiva. Il borgo di Sovana e Pitigliano sono due paesi di notevole interesse che sorgono su  colline tufacee.

tl_files/files/2016/pitigliano.jpg

Pitigliano
Il paese di Pitigliano si erge su un crinale di selvaggia bellezza, le case costruite sopra il tufo, rendono quasi superflua la cinta muraria anche se nn mancano le strutture militari, come il trecentesco palazzo “Orsini”. Il borgo è passato alla storia come la “Piccola Gerusalemme” grazie alla numerosa ed attivissima comunità giudaica che dal XV secolo vi si stabilì. È possibile visitare la Sinagoga e il Cimitero ebraico. Pitigliano è famoso inoltre per il suo “Bianco di Pitigliano” d.o.c., vino che nasce da vigne fertilizzate dal tufo vulcanico e humus vecchio di millenni.

tl_files/files/2016/sovana.jpg

Sovana
Suggestivo borgo medioevale, Sovana è tutta compresa tra la rocca dell'XI secolo e il duomo, monumenti che testimoniano il potere politico degli Aldobrandeschi e quello spirituale della Chiesa. Il Duomo sorge sulla parte occidentale dello sperone di tufo che domina la valle della necropoli. Presenta vari stili: lombardo, romanico, gotico; ogniuno die quali risalenti a un diverso periodo di costruzione.
tl_files/files/2016/sorano.jpg

Sorano
Sorano nasce su un'alta rocca ed è cinto da importanti mura. Sorano appartenne agli Aldobrandeschi e passo in seguito agli Orsini, che vi costruirono una bellissima fortezza.Intorno al paese si estendono vigne, macchie, uliveti, campi di grano e allevamenti di pecore. Questa zona ha una grande vocazione agricola e offre prodotti tipici di alta qualità, specialmente nella produzione casearia.
tl_files/files/2016/massamarittima.jpg

Massa Marittima
Città d'arte adagiata tra le Colline Metallifere, circondata dalla campagna maremmana e ricca di bellezze storiche, ambientali ed architettoniche ereditate da un florido passato. Capitale dell’antico regno dei metalli, Massa Metallorum, erta su di un poggio circondata da mura in cui si aprono porte dai nomi caratteristici. Dal borgo medievale, fino alla città nuova, si possono percorrere i vicoli antichi e ripidi che si intrecciano nel centro storico e salgono fino alla parte alta del borgo; qui è facile trovare angoli suggestivi e caratteristici e punti panoramici che si affacciano a valle fino al mare. Molti dei luoghi più significativi, sono racchiusi dalla piazza della città: la meravigliosa Cattedrale di San Cerbone, il Palazzo Comunale, le Fonti che cingono il famoso affresco dell’Abbondanza e il Palazzo del Podestà sede del museo archeologico.  Massa Marittima dette vita nel 1225 sotto il Vescovo-Principe Alberto, uno statuto il primo documento di legislazione mineraria del mondo. Ricca di ferro, rame e argento fu libero Comune coniando propria moneta. L’asimmetria della Piazza che si allarga dalla parte del Duomo, con la facciata che sormonta l’alta gradinata, conferisce al complesso un effetto di originalità scenica, effetto non causale, voluto per conferire alla Piazza ed ai suoi palazzi una prospettiva di fuga che attira l’occhio dell’osservatore, l’effetto è particolarmente accentuato nella concezione della gradinata i cui scalini vanno verso destra progressivamente restringendosi e facendosi più ripidi, fino ad annullarsi quasi in una scarpata. Oltre il Duomo, gioiello dell’architettura romanica pisana al cui interno sono contenute opere architettoniche  e pittoriche di grande valore, nella città nuova la chiesa di Sant’Agostino, edificio dei primi del trecento, dalla semplice facciata in travertino, ma con una preziosa abside poligonale. Dal borgo medievale, fino alla città nuova, si possono percorrere i vicoli antichi e ripidi che si intrecciano nel centro storico e salgono fino alla parte alta del borgo; qui è facile trovare angoli suggestivi e caratteristici e punti panoramici che si affacciano a valle fino al mare. Interessanti anche i molteplici laboratori artigianali della lavorazione delle pietre e delle ceramiche. La città è circondata dalla tipica vegetazione del luogo: dalla macchia fitta e bassa, ai cespugli di alloro e ginestra, fino ai fusti dei lecci e dei corbezzoli.
tl_files/files/2016/vetulonia.jpg

Vetulonia
Vetulonia è un piccolo borgo medioevale nella valle del Fiume Bruna che dall’altura di un poggio domina la pianura grossetana. In età etrusca tale pianura era occupata dal Lago Prile, ampia laguna comunicante con il mare, che andò lentamente chiudendosi fino a trasformarsi, in età medievale, in un’ampia palude.La città ebbe intensi contatti con l'Etruria settentrionale, sia per motivi pratici di navigazione sia per il carattere minerario della ragione che controllava. Già nelle tombe più antiche si è notata la ricchezza incredibile dei corredi funerari, che rimarrà una costante delle necropoli di Vetulonia. Tra gli oggetti ritrovati spiccano vasi preziosi importati dall'Oriente, gioielli e raffinati prodotti di metallurgia locale. Agli inizi del VI secolo a.C. la rarefazione delle tombe ha fatto supporre l'inizio di una crisi del centro urbano. Forse Vetulonia perse in questo periodo il controllo delle Colline Metallifere, a favore dell'emergente Populonia, oppure dovette cominciare a misurarsi con Roselle, in posizione simmetrica sull'altra riva del Lago Prile. Le mura del IV secolo provano l'esistenza in questo periodo di un centro urbano non trascurabile. Più tardi, la conquista romana dei territori vicini sembra coincidere con una ripresa della città. A quest'epoca risale l'abitato localizzato su Poggiarello Renzetti. La città doveva avere una certa autonomia dal momento che conia per la prima volta monete. In seguito Vetulonia romana diventa un centro secondario.